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La Napoli delle donne

Il pellegrinaggio del direttivo di Presenza Donna, tra arte e tradizione

È particolare il silenzio che ti avvolge quando entri nel monastero di San Gregorio Armeno in pieno centro storico di Napoli. I suoni, le voci e i rumori della strada restano fuori dalle mura di questa struttura che dall’VIII secolo fino alla metà del 1500 ospitava donne che avevano la possibilità di vivere la loro clausura in modo creativo, libero e unico. Inizia così il nostro pellegrinaggio tra i luoghi della “Napoli delle donne” che abbiamo organizzato come consiglio direttivo di Presenza Donna, dal 30 maggio al 2 giugno, insieme all’associazione Incantarea e alla prof.ssa Adriana Valerio.

Annessa ai chiostri c’è la grande chiesa che raccoglie le reliquie di san Gregorio, patriarca dell’Armenia, e quelle di santa Patrizia, compatrona della città. Meno conosciuta di san Gennaro, eppure ogni martedì opera lo stesso miracolo: in un’ampolla il suo sangue coagulato si “scioglie”. Cosa che è successa anche davanti ai nostri occhi.
Il nostro pellegrinaggio ha proseguito mettendo in rilievo i molti luoghi che sono stati dedicati alla cura dei malati e dei bisognosi, quali l’ospedale della pace, il lazzaretto e l’ospedale degli incurabili.

Qui abbiamo incontrato la straordinaria figura di Giovanna Antida Thouret (1765–1826) – approfondita poi al monastero Regina Coeli – che con le conoscenze mediche e farmaceutiche acquisite, si prodigava per guarire ogni persona, soprattutto le più povere.

Non poteva mancare al nostro percorso la visita allo splendido dipinto “Le sette opere di misericordia” realizzato da Caravaggio nel 1607. Ispirato a Mt 25,34-46, l’artista riporta in un’unica tela le sette opere di misericordia corporali, ambientate in un vicolo tipicamente napoletano. Emergono le due figure femminili: la donna che allatta, sulla destra, simbolo per eccellenza di carità, e la Madonna col Bambino, in alto, entrambe attraversate dal particolare gioco di luce, tipico del Caravaggio. Il dipinto è conservato al Pio Monte della Misericordia, un luogo simbolo della solidarietà napoletana verso chi è nel bisogno, fondato nel 1602 da sette giovani nobili, attivo ancora oggi.

Un momento particolarmente toccante è stato incontrare la devozione per le “anime pezzentelle”: la preghiera per le anime purgatorio, per ottenere in cambio delle Grazie. Fin dal Seicento, le donne si prendevano cura delle anime ignote e dei loro resti, e si rivolgevano a loro come ad una persona cara che non c’è più.

Tappa significativa sono state le catacombe di San Gennaro a Capodimonte, un luogo di grande valore storico e spirituale, ben gestito dalla cooperativa di giovani del rione Sanità “La Paranza”. Stare dove i primi cristiani si incontravano per pregare è stato molto suggestivo, così come è stato importante per noi scoprire tra gli affreschi il volto di due donne Cerula e Bitalia, attorniate dai quattro Vangeli e da simboli che possono essere associati al loro essere state diacone.

Concludo con quanto riportato da Marina, che ha condiviso con noi questi giorni: “Quattro giorni a Napoli: quanta bellezza abbiamo vissuto nonostante il caos delle strade, i rumori assordanti e la confusione inevitabile per l’innumerevole presenza di turisti. L’affiatamento del nostro gruppetto ci ha fatto vivere con armonia le storie che ci sono state raccontate: donne coraggiose, audaci, generose. In un tempo lungo duemila anni le loro storie hanno generato la nascita di opere pie, di ospedali, di luoghi di cura fisica e spirituale. Ciò che mi emoziona maggiormente è che, dalle mani di quelle donne, il testimone è passato di mano in mano fino alle donne dei nostri giorni che continuano a portarlo avanti”.

suor Elisa Panato

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