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Foto e testimonianze dagli incontri per l’8 marzo

Per tornare sulle parole di mons. Pero Sudar e Jasminka Selimovic

Come ogni anno, la sera dell’8 marzo Presenza Donna ha proposto la “preghiera al femminile”: presso la chiesa di S. Carlo al Villaggio del Sole di Vicenza: alla periferia della città, raccolti in un luogo di culto costruito come una tenda, per pregare (anche insieme ai tanti uomini presenti) con-come “Donne di misericordia: gesti per ritrovare monete perdute”.
 
 
 
La serata di preghiera era stata preceduta da due appuntamenti di riflessione e incontro con gli ospiti mons. Pero Sudar e Jasminka Selimovic: domenica 6 marzo all’Araceli (Vicenza) sul tema “Come sono possibili riconciliazione e misericordia? A vent’anni dal conflitto nella ex Jugoslavia”, e lunedì 7 marzo presso la parrocchia di S. Vito a Bassano del Grappa su “Misericordiosi come il Padre: perdonare e donare. Riconciliazione tra popoli, fedi, memoria, donne nella ex Jugoslavia” (qui sotto qualche foto di questi due appuntamenti).
 
  
Ospiti della parrocchia di S. Carlo, con il supporto del coro di questa ocmunità cristiana, la preghiera è stata introdotta da un video frutto del pellegrinaggio estivo in Bosnia Erzegovina realizzato da Presenza Donna con l’Ufficio pellegrinaggi diocesano. Sono passati vent’anni dalla guerra nella ex Jugoslavia e la pace degli accordi di Dayton rischia di essere “disperante”. La situazione, soprattutto, è per molti versi uno specchio delle tragedie che stanno verificandosi poco a sud dei Balcani e che interpellano con urgenza l’Europa e i suoi popoli a non dimenticare i fondamenti della propria civiltà (cristiana).
 
 
La prima parte della preghiera è stata caratterizzata dalla testimonianza di Jasminka Selimovic, collaboratrice del progetto Oxfam Italia che in Bosnia Erxegovina riunisce alcune donne in gruppi di lavoro: non più solo vittime di guerra, ma imprenditrici di futuro. In allegato, potete scorrere la presentazione del progetto seguito da Jasminka e il racconto della sua esperienza: proveniente da Sarajevo, era ventenne allo scoppio della guerra ed è stata profuga in Italia, poi studente e lavoratrice, fino al suo rientro in Bosnia dove si è sposata ed è diventata mamma e collaboratrice die progetti Oxfam. Ciò ha permesso di conoscere e dare voce anche ad latre realtà presenti nella provincia veneta che da decenni offrono supporto in Bosnia Erzegovina.

La preghiera
è poi continuata portando la Parola di Dio in mezzo all’assemblea,
intronizzandola e proclamandola. È stato scelto come testo ispiratore quello
della parabola della misericordia lucana che vede protagonista una donna che
cerca la moneta perduta finché non la ritrova. Nelle foto sottostanti vediamo
la danza che ha accompagnato questo momento.

  

Il commento
al brano evangelico, e più diffusamente alla presenza delle donne nell’esperienza
di Gesù e dei suoi discepoli, è stato offerto da mons. Pero Sudar, vescovo
ausiliare di Sarajevo dal tempo in cui la città, nel 1993, era assediata dall’esercito
serbo. Mons Pero
Sudar negli incontri del 6 e 7 marzo ha approfondito, a partire dall’esperienza
della guerra e della pace da costruire, i temi della riconciliazione e della
misericordia. Hanno colpito in particolare le parole: “Molto spesso mi viene il
dubbio se sia più difficile vivere in guerra con la speranza o in assenza di
guerra senza la speranza. È proprio questo il dilemma che opprime”.

“Bisogna
sempre tener presente che il vero dialogo non è possibile se viene fatto
soltanto da uomo a uomo; occorre dialogare soprattutto con Dio, pregare perché
la pace, come conseguenza del dialogo, riconciliazione e misericordia, è un
dono di Dio”. In allegato trovate il testo dei tre interventi di mons. Pero
Sudar.

 
Dopo la sua
riflessione ognuno dei numerosi presenti è stato invitato a portarsi verso l’uscita
dove aveva la possibilità di attingere a una lampada luminosa accendendo il
lumino che aveva ricevuto entrando in chiesa. La pioggia scrosciante ha
impedito di uscire, ma questa era l’intenzione: l’impegno di ognuno a “uscire”,
a portare la luce ricevuta nella vita quotidiana, per accendere relazioni di
vicinanza e solidarietà che permettono di trovare il senso della vita.
  

Infine un
altro segno: quello portato dalla Bosnia, dalle cooperative di donne che
coltivano e raccolgono i piccoli frutti (lamponi, mirtilli, more…) per farne
succhi e marmellate. Con l’impegno creativo di altre donne italiane sono stati
preparati centinaia di piccoli vasi di marmellata, accompagnati dal messaggio
della giornata (disegnato splendidamente da Chiara Peruffo). Una nota di
merito a sr. Gigliola (nella foto) sempre in prima linea nell’impegno e nella
creatività. E un grazie
di cuore a tutti i partecipanti, a Jasminka e a mons. Sudar che alla fine ci ha
fatto dono della sua benedizione.

 Sulla pagina Facebook di Oxfam Sud Est Europa Jasminka Selimovic racconta la sua testimonianza vissuta con noi in occasione degli eventi per l’8 marzo.