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E io racconto…

SCRIVI PresDonna!

Buon pomeriggio, non spaventarti per la lunghezza di questo file, ma è da tanto che non abbiamo contatti e quanto ho da dirti potrebbe meritare qualche minuto di lettura anche se noiosa. Dunque, non ho dimestichezza con Facebook che uso raramente ed in cui sono dovuta entrare per una serie di ragioni di cui è superfluo ora parlare. Ogni tanto, però, mi affascina vedere la serie di persone che dovrei conoscere o che vogliono conoscermi. Come ha scritto la grandissima donna ed attrice Meryl Streep, non è per presunzione né arroganza, ma sono giunta ad un punto della mia vita in cui non mi piace perdere tempo e non ho più pazienza con quanti non mi interessano. Quando però è apparso il tuo volto ed il tuo nome senza che io ti avessi minimamente cercato, mi sono detta: ora o mai più; bisogna che paghi un debito di riconoscenza con Mimmo e sua figlia Fiona che forse, anzi sicuramente, non sa neanche della mia esistenza. Ed invece io l’ho spesso nominata quando mi chiedevano e/o mi chiedono tuttora come mai abiti in Veneto. Ed io racconto.
Con la scusa che a Napoli non ci fossero posti disponibili ma con l’immenso desiderio di andarmene di casa, all’inizio degli anni settanta ero arrivata a Venezia in cui ho insegnato per 2 anni nel liceo cittadino ed in altri istituti del veneziano in quelli che sono stati gli anni più belli della mia vita. Troppo belli per mia madre che “agognava” il ritorno dell’amata figlia (leggi: Che … guaio avere figlie femmine non sorvegliate). Quindi ha fatto di tutto per farmi avere il trasferimento a Napoli. Per fortuna la telefonata del provveditorato in cui mi si prospettava il subitaneo trasferimento è arrivata quando è nata Fiona e quando mia madre pietosamente (leggi: ora mi faccio la notte brava trasgressiva) si era offerta di assistere Dorothy in ospedale. Ancora ora lo ammetto: se la telefonata l’avesse presa mia madre, la mia vita sarebbe cambiata perché non avrei avuto il coraggio di oppormi a lei rivelandole che non avevo nessuna nostalgia né voglia di tornare. Invece la telefonata la presero le mie complici sorelle che avvisarono il provveditorato che sarei scesa a Napoli solo l’anno successivo. Così io continuai l’amorazzo con quello che sarebbe diventato mio marito e, dopo essere scesa a Napoli, mi sposai e ritornai nel Veneto, che lui non aveva lasciato, anche per riguadagnare la mia libertà (???). Ma questa è un’altra storia.
Come vedi la nascita di Fiona mi fu provvidenziale in quel momento e rientra in quei famosi casi, di cui a volte siamo inconsapevoli attori/comparse, che si incasellano in questo irrazionale puzzle che è la vita. E che mi fa scrivere in questo afoso periodo ferragostano ad un cugino che, te ne sarai dimenticato, mi ha parlato di Tchaikovsky, cinema, letteratura (tu mi hai fatto leggere L’amante di lady Chatterley che mi sono ricomprata e conservo religiosamente tra i tanti libri che considero la mia unica ricchezza) aprendomi scenari impensabili nel torpore che mi avvolgeva. Te ne sono ancora grata.
Ok, so da Tonio (che adoro per una disponibilità umana, professionale ed affettiva che non ha uguali) che hai una nipote dal bel nome, Frida, che mi ricorda la famosa Kahlo dalla vita tanto affascinante ma che come pittrice non amo. Le darai un bacio da parte mia. Stammi bene,
Anna
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