Skip to content Skip to footer

Imparare ad amare l’attesa

Brevi riflessioni sui Vangeli dell’Avvento

Ogni anno, da credenti, viviamo
l’Avvento come periodo di preparazione al Natale e, anno dopo anno, proiettati
verso il giorno della Nascita, rischiamo di perdere sempre più il senso di
questo periodo e il valore umano e di fede dell’attesa.

I domenica – Saper guardare senza cadere
nell’angoscia
(Luca 21,25-28)
Il vangelo parla di fatti che
sfuggono al nostro controllo e di un’ansia che opprime. È significativo che le
Scritture, in questo caso, parlino di un’attesa che uccide, perché è paura di
ciò che deve accadere. Ma proprio il testo ci suggerisce che di fronte a tutto
ciò, siamo chiamati ad alzare il capo, a vedere le cose come sono, ma anche
come possono essere trasformate, a guardare in alto, in un’attesa che è fiducia
nel nuovo, seppur piccolo, che nasce anche dentro a ciò che muore.

II domenica – Ascoltare il silenzio (Luca
3,1-6)
Che contrasto nei primi versetti
del terzo capitolo di Luca! Da una parte il potere, la ricchezza, il prestigio:
l’imperatore, il procuratore romano, i re, i sommi sacerdoti; dall’altra il
silenzio, il vuoto, il deserto. Eppure “la parola di Dio venne su Giovanni,
nel deserto”
. Chissà per quanto tempo Giovanni era stato immerso in quel
silenzio, in attesa. Molto probabilmente la Parola scende su di lui, proprio
quando l’attesa è diventata non più solitudine, ma ascolto degli innumerevoli suoni
del silenzio. Quando l’attesa è risultata piena della presenza di Dio, nel
silenzio, la Sua voce.

III domenica – Attendere, abitando il
quotidiano
(Luca 3,10-18)
Di fronte all’annuncio del
Battista, ognuno si sente interpellato e tutti pongono la stessa domanda: “Che
cosa dobbiamo fare?”
. Da secoli la preoccupazione di ciascuno: fare
qualcosa, per ottenere altro. E più le cose da fare sono particolari e
difficili, più ci sembra possibile avere qualcosa in cambio.
Giovanni rimanda ciascuno al
proprio presente: le folle che lo ascoltavano, i pubblicani considerati
disonesti e peccatori, i soldati stranieri e oppressori, ciascuno è invitato ad
immergersi nella propria esistenza, a non immaginare altro luogo, ad abitare il
proprio oggi in pienezza, ad attendere nell’oggi dell’esistenza, la salvezza
che è per tutti.

IV domenica – Attendere dall’incontro con
gli altri lo Spirito e la gioia
(Luca 1,39-45)
Due donne, Maria ed Elisabetta,
ci insegnano la ‘magia’ dell’incontro. Visitate dallo Spirito, ma costrette – come
tutti – ad affrontare la durezza della vita e in due realtà sicuramente dense
di interrogativi, dubbi, timori. Si lasciano travolgere dalla gioia che vedono
una negli occhi e nelle parole dell’altra, perché riconoscono l’amore con cui
vivono l’attesa che cresce dentro i loro corpi. L’attesa si fa corpo nel volto
e nei gesti dell’altra/altro che non dobbiamo aver paura di incontrare, perché
possono essere segno di un Dio che viene a visitarci.

Impariamo, in questo Avvento,
aiutati dalle Scritture, l’attesa che ci aiuta a rientrare in noi stessi, che
ci permette di assaporare il silenzio, che ci aiuta a guardare con più
attenzione per vedere il nuovo che nasce nella nostra vita, in ogni vita, così
importante se Dio ha voluto farsi corpo per assumere tutta l’umanità.

Donatella Mottin
direttrice CDS Presenza Donna