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La DAD: nemica o amica degli studenti?

La volontaria del Servizio Civile si interroga.

Durante le mie ore di Servizio Civile, abitualmente sfoglio le riviste della biblioteca e la mia attenzione è stata colpita da un articolo della rivista “Internazionalen.1452 del 18/03/2022, intitolato “Tornare a scuola è difficile” (pp. 90-93) scritto da Belle Chesler.

La scrittrice è una professoressa delle scuole superiori e tra gli aspetti che mette in luce, riporto quelli della prima parte dell’articolo, riguardanti le problematiche che hanno avuto gli studenti e gli insegnanti una volta riaperte le scuole, dopo l’esperienza della didattica a distanza (DAD). Dal suo punto di vista la DAD ha portato notevoli aspetti positivi. Infatti, l’orario era più flessibile, le pause erano più lunghe e distribuite durante la giornata, e c’era più tempo per incontrare individualmente studenti e genitori. Sicuramente, insegnare da casa tramite un monitor che ti permette di avere tutti gli alunni davanti agli occhi è meno stressante rispetto a una lezione in presenza. Inoltre, Chesler afferma che nel suo distretto di Beaverton (USA): “avendo rifatto i programmi da zero, con molte meno imposizioni dai distretti e dallo stato, siamo riusciti a concentrarci su contenuti più significativi” (p. 91). Tuttavia riconosce degli aspetti negativi, come la mancanza del rapporto diretto e dell’affetto degli studenti, il confronto quotidiano con i colleghi e alcune difficoltà tecnologiche in quanto non gli studenti possedevano un computer o avevano una connessione internet adeguata. Per cui, scrive Chesler, “a settembre 2021, tornando alla didattica in presenza, per quello che nelle speranze di tanti doveva essere un «anno scolastico normale», mi sono accorta che qualcosa dentro di me era cambiato. Ero sollevata di tornare a scuola insieme ai miei colleghi e felicissima di vedere i miei studenti, ma mi sentivo travolta e schiacciata da una specie di tempesta sensoriale” (p. 90). Infatti, una volta rientrata a scuola ha notato una generale regressione. Le modalità di insegnamento erano tornate quelle “classiche” senza tener conto di quanto cambiato in tempo di DAD, gli studenti hanno ricominciato a mettere in atto atteggiamenti e comportamenti che prima del lockdown erano tenuti sotto controllo (es. saltare le lezioni, essere aggressivi tra di loro), e i protocolli anti-covid “non hanno fatto che accentuare gli aspetti carcerari della scuola” (p. 92).

Anche in Italia portiamo le conseguenze di quanto vissuto con la DAD, e le sperimento anch’io in prima persona in quanto studentessa di musicoterapia. Abituata sin da bambina alle lezioni nella modalità “classica” e costretta a trovarmi a rivoluzionare il mio approccio allo studio non è stato semplice. La DAD ha sicuramente portato dei vantaggi perché nonostante il lockdown ho potuto mantenere i contatti con compagni e insegnanti, sono state messe in pratica nuove modalità di insegnamento e i tempi per le pause erano più lunghi. Al contrario però ci sono stati anche degli aspetti negativi che hanno reso la DAD una nemica importante per gli studenti di tutte l’età. Tra questi: l’interruzione dei rapporti di socializzazione, il diminuire della motivazione di partecipare attivamente alla lezione e le distrazioni continue che diminuiscono la concentrazione e l’attenzione. Pertanto, negli ultimi due anni mi sono ritrovata a rimpiangere la scuola in presenza, gli incontri quotidiani con i compagni, le piccole pause, l’attesa dell’entrata e dell’uscita, tutte cose che un tempo davo per scontato. Dall’esperienza fatta, mi sono resa conto che la scuola è un importante luogo di socializzazione e che senza di esso perdiamo una parte importante della nostra vita.

Anch’io, quindi, come sostiene l’autrice Chesler, spero che le modalità sperimentate durante la DAD siano integrate con il sistema adottato nelle lezioni in presenza, per avere una scuola sempre più qualificata e che possa venire incontro alle esigenze e necessità di studenti e insegnanti.

                                                                                                                                                                                                                       Astrid Caleffa

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