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In cammino verso il Natale

Commento ai vangeli di Avvento a cura di Donatella Mottin

I domenica – Luca 21,25-28.34-36

Una domenica, questa prima di avvento, in cui le letture che la chiesa ci propone sono strettamente collegate tra loro, soprattutto se ‘cambiamo’ l’ordine di lettura e meditazione.
Per primo il vangelo: “In quel tempo Gesù disse: Verranno giorni…”. In quel tempo… tempo, che si ripete costantemente, di annuncio e, insieme, di lettura della realtà. Un tempo e una realtà difficili che ormai, da anni, viviamo anche noi, che ci parla di angoscia di popoli (come non pensare alle immagini di cancellazione di umanità che la televisione e i giornali ci mostrano in questi giorni…) e di una realtà densa di incertezza, paura e ansia. Sono emozioni che accompagnano spesso le nostre giornate e che a volte, oltre ad appesantire – come dice il testo di Luca – il nostro cuore, rischiano di schiacciarlo. Eppure, la seconda lettura dal libro di Geremia, ci ricorda che “Ecco verranno giorni…nei quali io realizzerò le promesse di bene”.
Proprio quando il buio sembra coprire ogni possibilità di luce, è necessario scoprire il bene che c’è. Se crediamo che il Signore cammina con noi nella storia, lo sta facendo anche quando non riusciamo a scorgere la sua presenza. Non ci resta che attendere di vedere meglio continuando a guardare e leggere il presente, di ricordare la promessa di Gesù “Io sono con voi” (Mt 28,20) custodendo la Parola, “sovrabbondando – come ci dice Paolo nella seconda lettura – nell’amore verso tutti” e verso il nostro tempo, osando spostare sempre un po’ i limiti dell’amore, per “rendere saldi i nostri cuori”.

II domenica – Luca 3,1-6

Giovanni il Battista non sa come sarà davvero l’inviato di Dio, anzi è ancora – almeno in parte – intriso delle attese di forza e potenza del popolo d’Israele in un tempo di oppressione da parte di un altro popolo, quello romano. Nelle sue parole spesso emergono annunci di castighi, di punizioni, ma si rende conto che il nuovo che sta venendo, richiede da una parte di lasciare il vecchio e dall’altra di rivestirsi di vita nuova. Lui stesso dopo il silenzio, la solitudine e l’ascolto dello Spirito nel deserto, si mette in cammino proclamando “un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. La conversione prevede il ritorno a Dio attraverso un cambiamento nel modo di pensare e di agire. Questo è necessario, afferma il Battista, per il perdono dei peccati: è una sfida all’autorità religiosa, visto che i sacerdoti insegnavano che il perdono si otteneva attraverso offerte e sacrifici al Tempio. Il ritorno a Dio chiede invece di fare spazio alle relazioni vissute in modo nuovo, dove ci è chiesto di prenderci cura del mondo e di ogni essere umano: raddrizzando sentieri, riempiendo burroni, abbassando le alture, cercando di eliminare tutto ciò che impedisce o rallenta il cammino verso relazioni autentiche con Dio e con tutti gli esseri viventi, perché solo queste permettono a ciascuna e a ciascuno di ricevere la salvezza che viene dal Signore (3,6).

III domenica – Luca 3,10-18

I versetti di questa domenica sono la continuazione, nel vangelo di Luca, di quelli di domenica scorsa. Sono ancora protagonisti il Battista e coloro che lo ascoltano. Sono persone che si sentono interrogate dalle sue parole e dalla sua vita e che, a loro volta, interrogano ponendo la domanda che, di fronte a situazioni che non comprendiamo fino in fondo o che non pensiamo di riuscire ad affrontare, tutti noi ci poniamo: che cosa dobbiamo fare?
Nel testo si parla della folla, di esattori delle tasse e di soldati: categorie di persone che possono in tempi diversi – come nei nostri – essere facilmente sostituibili. A sorprendere, infatti, sono le risposte di Giovanni il Battista: non pentimenti più o meno plateali, non sacrifici, non aumenti di liturgie o digiuni; ma azioni umanissime che fanno parte della semplicità della vita. Gesti di solidarietà, di giustizia, di rifiuto di soprusi o violenze nei confronti dei più deboli.
Le risposte del Battista ci indicano la strada del riappropriarci ed immergerci totalmente nella nostra vita di ogni giorno, compiendo piccoli gesti che aiutano a far emergere il Regno che è in mezzo a noi, per poter essere battezzati non solo con l’acqua, ma anche con lo Spirito.

IV domenica – Luca 1,39-45

La Visitazione è, secondo me, l’immagine più bella dell’Avvento. Nei versetti del vangelo di questa quarta e ultima domenica – anche se si narra di Maria che con il suo carico di trepidazione e dubbi, si alza e va in fretta verso la casa di Zaccaria per incontrare Elisabetta – la protagonista è proprio quest’ultima. Elisabetta aveva trascorso in casa, “nascostamente” (1,23) i primi mesi di gravidanza in un dialogo che possiamo immaginare incessante, con Dio e la creatura che le cresceva nel ventre. Una donna vecchia che aveva atteso una vita intera (quanto ci interrogano i tempi di Dio…) di diventare madre e che, ancor prima del cantico di Maria, prorompe in un inno di lode quando lo Spirito le fa riconoscere, in quella giovane donna, la madre del suo Signore. Dalle sue labbra escono solo parole di benedizione e dal suo grembo erompe la gioia. Sembra quasi di sentire la presenza di Dio aleggiare sopra quelle due donne.
È proprio la vita che porta in grembo, a farle dimenticare le sofferenze del passato: può leggerle in modo nuovo senza angustiarsi per il futuro perché far crescere e offrire spazio di vita nuova fa assaporare, con pienezza, ogni presente.

Non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova, non ve ne accorgete?” (Is 43,19)

Donatella Mottin

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