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“Dov’è tua sorella?” – donne d’Africa e Sinodo dei vescovi

L’intervento della teologa Nontando Hadebe all’incontro della conferenza episcopale di nove paesi dell’Africa australe

[SCARICA E LEGGI LA TRADUZIONE DELL’INTERVENTO INTEGRALE, DI SEGUITO UNA SINTESI]

Prosegue anche nella chiesa africana il cammino di preparazione al Sinodo 2023. Lo scorso 14 giugno i vescovi di nove paesi australi, fra cui Mozambico, Sud Africa, Namibia, Angola e Zimbabwe, hanno chiesto alla teologa sud africana Nontando Hadebe, docente di Teologia e coordinatrice del movimento internazionale “Side by Side, Giustizia di Genere” una riflessione sul ruolo delle donne nella chiesa e sulla loro richiesta di ascolto.

Prendendo spunto dalla domanda rivolta da Dio a Caino nella Genesi, la teologa ha chiesto dove siano oggi le donne nella chiesa e chi prenda davvero a cuore le loro istanze.

Anche se le costituzioni di molti paesi africani hanno come base i diritti umani e conferiscono eguali diritti alle donne, in realtà le donne godono nella chiesa cattolica di una sorta di ‘uguaglianza disuguale’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (2003) insegna l’uguaglianza delle donne e degli uomini basata sulla condivisione della imago Dei, e  Papa Giovanni Paolo II ha reiterato l’uguaglianza dei sessi nella sua Mulieris Dignitatem: “6. […] l’uomo e la donna sono entrambi esseri umani in uguale misura, ambedue sono creati ad immagine di Dio” (1988). La natura e la distinzione dei sessi è spiegata con il ‘principio Mariano’ e con il ‘principio Apostolico-Pietrino’ (1995). Quest’ultimo descrive le basi del differenziale di potere nelle relazioni e dell’esclusione dal ministero sacerdotale, sostenendo che il genere maschile è il genere prescelto per la rappresentazione di Dio poiché l’incarnazione avvenne nel corpo maschile di Gesù, il quale poi confermò la preferenza per il genere maschile scegliendo uomini come suoi discepoli.

Il principio Pietrino evidenzia quindi l’uguaglianza disuguale delle donne, escludendole dal ministero sacerdotale basato sul loro sesso in quanto non-maschile. E pur non escludendole dal “sacerdozio comune’ a causa del loro stato battesimale, conferma la loro condizione di sostanziale emarginazione.

Tuttavia, di fronte al documento preparatorio del Sinodo che cita in vari punti il diritto delle donne ad essere protagoniste nella storia della chiesa e esprime l’impegno a garantire l’inclusione delle donne nel processo sinodale, la teologa Nontando Hadebe ha messo a fuoco i punti salienti delle istanze avanzate dalle donne.

Le donne chiedono alla chiesa il riconoscimento formale della loro fedeltà ininterrotta, della loro eguaglianza, del loro carisma, della loro libertà di coscienza, dei soprusi e violenze subiti da loro genere, del loro diritto ad una maggiore formazione religiosa. Chiedono infine ascolto per loro e per tutte le “voci mancanti”, come le persone differentemente abili, anziani, poveri, vittime della violenza di genere, e anche per le comunità LGBTQ+ che devono essere riconosciute con uguali diritti come membri della chiesa, meritevoli di rispetto, di piena partecipazione alla vita e al ministero della chiesa.

La domanda fatta da Dio a Caino, ha concluso la relatrice, deve essere posta al Sinodo in questa forma ‘Dove è tua sorella?’. La sua speranza è che la risposta possa diventerà evidente durante e dopo il Sinodo.

Annalisa Lombardo

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