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Donne sotto la croce, donne di resurrezione

Alla vigilia della Settimana Santa non possiamo non avere presente un’immagine: quella del grande dolore di Maria, ai piedi della croce, che guarda il suo Figlio Amato, morire crocifisso.
Lo sguardo a Maria ci rimanda alle tante croci che in questi tempi difficili si stanno moltiplicando sulla terra, croci di guerra, croci di covid, croci di violenza, di non riconoscimento della comune umanità.
Oggi come ora, sono le donne che spesso sopportano i dolori più grandi, trovando un senso ad un vuoto d’amore, di pietà, di misericordia che prevale di frequente sulle nostre vite.
Maria, però, ci ricorda anche che quel Figlio è stato un dono, arrivato inaspettato in un soffio della primavera mediorientale, accolto come il più bello dei sogni, amato come e più del suo stesso respiro. E proprio per questo, non poteva essere finita su quel legno la Sua storia, perché il Dio della promessa è un Dio fedele che ci invita a guarda oltre, a trovare un orizzonte di luce, la Sua luce.
Sfogliando i giornali o guardando le immagini dei telegiornali, non possiamo non vedere i volti delle donne che fuggono dall’Ucraina, portando con sé bambini e anziani, facendosi carico di un oltre che non conoscono, sperando di tornare dove forse non c’è più nulla.
E noi le vediamo con il loro carico di dolore e speranza affrontare situazioni nuove, mondi lontani, lingue sconosciute, tenaci nel vedere la luce della resurrezione loro e dei propri cari anche quando tutto diventa oscuro lì intorno.
E poi c’è lei, Katalin Karikò, ricercatrice ungherese, fuggita e rifugiata negli Stati Uniti, ma anche degradata da prestigiose università americane per il pessimo carattere, crocifissa perché poco duttile, troppo tenace. Continuerà le sue ricerche e grazie a lei, a quanto mette a punto, oggi l’umanità ha tra le mani la possibilità di cure sempre più specifiche per il cancro.
E infine, ma non per ultima, c’è Ilaria Cucchi, crocifissa per quasi tredici anni sotto il corpo martoriato del fratello Stefano, mai doma nella ricerca di quella verità che oggi ha messo una parola fine e ha trionfato, anche se, a guardare bene, non c’è da gioire; un uomo è morto e due sono in carcere per un lungo periodo.
Donne che sanno stare, tenacemente, sotto la croce, qualunque essa sia, che sanno vedere oltre il buio del momento la luce calda e serena della Resurrezione.
Donne come noi, a cui guardiamo, in cui ci riconosciamo.

Francesca Nardin

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