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Davanti alla morte

2 novembre: una riflessione di Donatella Mottin

Non credo all’affermazione: “davanti alla morte siamo tutti uguali” anzi, penso che ogni morte sia diversa, per chi muore e, soprattutto, per chi resta.
In una cosa c’è somiglianza: ogni morte ha bisogno di tempo, per essere accolta, accettata,  raramente compresa. Ogni morte ci chiede di ricordare, ringraziare, custodire, a volte perdonare. Ogni morte è un mistero.

Nei vangeli sono raccontati tre incontri di Gesù con la morte: il corteo funebre per il figlio della vedova di Naim alla quale Gesù riconsegna il figlio; la figlia di dodici anni di Giairo, uno dei capi della sinagoga e Lazzaro, l’amico che da tre giorni era nella tomba.
Di loro non sappiamo altro, solo che sicuramente saranno morti un’altra volta. Attraverso questi incontri, in realtà, Gesù sembra parlare a chi sta vivendo il lutto e a tutti noi che facciamo, nella vita, questa esperienza.
Alla madre dice di non piangere; di asciugare le lacrime per essere in grado di accogliere di nuovo. Ai genitori della giovane ragazza di darle da mangiare, di prendersi cura del corpo, di trasmettere con il cibo – a chi ne ha bisogno – l’amore e la condivisione. A Marta e Maria, sorelle di Lazzaro e sue discepole, la fatica più grande, togliere tutto ciò che tiene legati, che non fa sperimentare la possibilità di proseguire nel cammino: “Lasciatelo andare”.

Donatella Mottin

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