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8 marzo e un’altra storia possibile

In questi ultimi anni abbiamo provato tutte/i il profondo senso di precarietà di questo nostro tempo presente. Abbiamo visto come disastri ambientali, climatici e virus, possono in modo improvviso e inarrestabile entrare nelle nostre esistenze. E ora la guerra alle porte dell’Europa – un altro dei numerosi conflitti esistenti nel mondo, che però sentivamo lontani – ci interpella e sgomenta. Le immagini strazianti che ci arrivano dalla televisione rischiano di lasciare in noi solo la convinzione del crollo di ogni pietà e significato.

In questo 8 marzo, così particolare, è invece importante ricordare che accanto alla storia di poteri, violenze e aggressioni, c’è anche un’altra storia, storie di persone, volti, che non si arrendono e mai, come in questo momento, queste storie e questi volti sono di donne. Non solo delle straordinarie donne ucraine di cui ci vengono narrate le azioni per custodire le vite loro affidate o per difendere la loro terra; ma anche delle donne russe scese a centinaia nelle piazze per manifestare contro la guerra, come Yelena Osipova di ottant’anni con il suo cartello per chiedere la pace, come molte donne nei paesi occidentali, in Italia, con la differenza che loro non tornano a casa, ma vengono arrestate.

Sempre in Russia è stato reso pubblico il Manifesto della Resistenza femminista contro la guerra: “Il femminismo come forza politica non può stare dalla parte della guerra, in particolare una guerra di occupazione. Il femminismo lotta per lo sviluppo della società, per il supporto a chi si trova in condizione di vulnerabilità, per la moltiplicazione di opportunità e prospettive, nonché ci sia meno violenza e perché le persone coesistano in pace tra loro”.

A noi il compito di dare voce, diffondere e – se credenti – pregare, perché questi segni di vita, da qualunque parte essi vengano, continuino a fiorire anche in mezzo al male più profondo.

Donatella Mottin

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