La riflessione di Donatella Mottin

  • 18.1.2019

"Prego non solo per loro... ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa... perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

L’ultima preghiera di Gesù al Padre prima di morire è parte essenziale del vangelo e non si può, quindi, essere cristiani senza essere ecumenici.
Gli eventi, i documenti e le preghiere che andranno a scandire la Settimana per l’unità dei cristiani 2019, seppur necessari e significativi, non possono però bastare: devono essere occasione per mantenere viva l’attenzione su un aspetto oggi più che mai urgente nella vita ecclesiale.

In un tempo come il nostro il cui il cammino verso l’unità è reso ancora più faticoso dalla tentazione - anche nella chiesa - di confondere la globalizzazione con l’uniformità e di lasciare spazio a derive identitarie localistiche, spetta in particolar modo ai laici riconoscere, accogliere e assumere come ‘dono’ nelle scelte e nelle azioni di ogni giorno, le molteplici differenze, per dare nomi e volti, pur nelle complesse vite quotidiane, alle parole di papa Francesco:

"Gesù non chiede a suo Padre che tutti siano uguali, identici; perché l’unità non nasce né nascerà dal neutralizzare o mettere a tacere le differenze. L’ unità è una diversità riconciliata perché non tollera che in suo nome si legittimino le ingiustizie personali o comunitarie”.

Proprio andando all’origine della nostra fede troviamo l’esigenza che la comunione sia plurale: non un unico libro, ma quattro annunci diversi segno di comunità differenti che cercano di camminare con il loro Signore e dell’imprevedibile dinamicità dello Spirito.
Solo donne e uomini credenti in un Regno che è presente nella storia e nelle esperienze di vita dei battezzati che, tutti, fanno parte del "corpo di Cristo” al di là di divisioni e differenti professioni di fede, possono vivere con gratitudine la ricchezza e i tesori che ci vengono da altre tradizioni e culture, in uno scambio vicendevole che solo può far "risplendere la multiforme sapienza e grazia di Dio” (Ef 3,10; 1Pt 4,10).

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