"Un tesoro non può restare nascosto": vocazione di giovani, santi nella quotidianità

  • 27.3.2019

L’ufficio di Spiritualità della Diocesi di Vicenza in collaborazione con l'USMI, con diverse congregazioni e ordini di religiosi e religiose e gruppi ha promosso l’incontro Pagine di santità scritte con la vita tenutosi sabato 23 marzo 2019 presso il Centro Onisto di Vicenza, durante il quale si sono conosciute più da vicino le figure di Claudio Contarin e don Franco Galvanetto nati precocemente al cielo che hanno vissuto un’esperienza di fede singolare, impegnata, concreta e creativa. I loro diari (ripubblicati per l'occasione grazie al contributo 8 per mille) hanno raccontato in modo intimo, riflessivo e provocante di come entrambi hanno vissuto la terra riconoscendola come un luogo luminoso dove vivere felicemente.

Ecco che, se penso a Claudio e a don Franco, mi specchio nella ricerca di senso che caratterizza anche la mia vita di giovane, tensione che si placa solamente laddove riesco a dialogare con Dio nella verità: Gesù, infatti, incontra chi lo cerca nella normalità della propria esistenza, giorno dopo giorno, sino a far sentire che solo in quel luogo la vita può avere pienezza, in nessun’altra realtà. "Sorridi: il sorriso ti renderà più bello; prega: la preghiera ti fortificherà; ama: così potrai gioire della vita”. Frasi dense di una semplicità bella e profonda che ha reso le vite dei due giovani vicentini stelle luminose cui guardare nei momenti di più bui. Entrambi cresciuti in famiglie "normali”, credenti, sembrano aver incarnato quei concetti che Papa Francesco non manca di ricordare in nessun documento del suo pontificato: nell'esortazione apostolica Gaudete et Exsultate (GE 140-146) del marzo 2018 si legge che "La santificazione è un cammino comunitario; (…) i santi sono uomini e donne belli e felici che irradiano una lucente gioia di vivere; (…) la santità è la pienezza dell’umano”. L’essere giovani uomini incamminati verso la santità del quotidiano quella "santità della porta accanto” che solamente pochi riescono a scorgere – mostra come per Claudio e don Franco "essere santi” voglia dire vivere una vita autentica, vera, umana, a contatto con la sua stessa complessità e fragilità. Ai loro coetanei, (e allo stesso modo a noi oggi) non hanno chiesto di essere perfetti, ma significativi, vivi, nel servizio, nella preghiera, nella comunità, sempre protesi verso un futuro che ricercasse una santità inedita, tutta da immaginare, vivificante.

Molto interessanti le riflessioni proposte dalla Pastorale giovanile diocesana e da don Dario Vivian, che hanno dato voce alle domande di senso di tanti giovani emerse dal Sinodo e che interpellano la comunità cristiana adulta. Ma come giovane donna mi sento fortemente provocata soprattutto dalle riflessioni che sono state tracciate sui rispettivi diari da Claudio e don Franco, mi chiedo come posso a mia volta interpellare la vita perché tenda il più possibile ad una santità bella, concreta, vissuta nell'oggi, abitata nella "postura della gioia”. Crescere con uno slancio verso l’Alto e verso l’altro dona pienezza all'esistenza, alla mia, come a quella di quanti scelgono di camminare nella comunità ecclesiale che, radicata nel territorio e nel mondo, non può sottrarsi dalla continua ricerca di autenticità nell'esperienza di fede. Chi vive alla sequela di Cristo non può che essere plasmato della sua bellezza singolare, per esserne espressione vitale e dono in ogni relazione, perché se è vero che nessuno di noi nasce santo, è altrettanto vero che ciascuno, da Cristo, può essere santificato. 

 Lara Iannascoli

  
 
 
 

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