Donatella Mottin ci accompagna nelle domeniche di Quaresima

  • 6.3.2019

 

In tempi passati, i contadini conservavano per tutto l’inverno le ceneri del camino e poi, verso la fine dell’inverno, le spargevano sul terreno per dare nuova energia, nuova vita alla terra. Questa pratica, così legata alla concretezza della vita, può offrire un significato da riscoprire anche rispetto al rito delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima.
"La quaresima non è orientata al venerdì santo, ma alla pasqua di risurrezione. Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni!” (A. Maggi)
Così il passaggio significativo dal "Ricordati che sei polvere e polvere diventerai”, che porta con sé la lugubre idea di fine, morte, sacrifici e penitenze, al più attuale – frutto del Vaticano II – "convertiti e credi al Vangelo” invita a un cambiamento di direzione, a un orientarsi verso forme sempre nuove, inedite – perché suggerite dallo Spirito – di perdono, vicinanza, generosità.
L’accoglienza del Vangelo, la buona notizia di Gesù, è l’elemento vitale che rende più autentica la nostra esistenza. Questo tempo, che si ripete ad ogni anno liturgico, non è l’invito a fare qualcosa, quanto il riscoprire il senso del tempo che ci è dato per ritrovare la verità del nostro essere figli e figlie di un Dio, padre e madre, misericordioso.
I quaranta giorni della quaresima ricordano, in particolare, i quarant’anni nel deserto del popolo uscito dalla schiavitù dell’Egitto: la scelta di libertà di mettersi in cammino, costantemente, nonostante ciò che accade, anzi grazie a ciò che accade e a chi incontriamo, fiduciosi in un Dio che cammina con noi.
"È perché amava tanto il suo servo Mosè, ‘il solo che egli conobbe faccia a faccia’ (Dt 34,10) che Dio non lo ha fatto entrare nella Terra promessa, lasciandogli per sempre la parte migliore: l’ardente cammino che conduce verso...” (C. Singer)

 

I VANGELI DELLE DOMENICHE DI QUARESIMA

 

1a domenica: SCEGLIERE (Luca 4, 1-13)

Luca, nel suo Vangelo, ci parla delle tre tentazioni che hanno segnato l’inizio della vita di Gesù. Le tentazioni non sono negative in sé, anzi possono diventare strumenti di crescita perché ci chiamano a scegliere. Queste tre tentazioni parlano anche a noi, fanno parte della nostra esperienza di vita, e questo è ancora più evidente se facciamo attenzione ai luoghi che vengono menzionati:

- il deserto, luogo dove diventano ancora più forti e amplificati i bisogni legati alla vita concreta, che rischiano di offuscare la nostra mente portandoci a chiuderci nelle nostre necessità, senza prestare attenzione a quelle di chi ci vive accanto;

- il monte, luogo che ci "eleva” sopra gli altri, che ci fa sperimentare il potere e il successo, tentati di rinnegare ciò in cui crediamo per inchinarci al potente di turno;

- il pinnacolo del tempio, simbolo della religione, con la tentazione di "possedere la verità”, di sapere noi, in nome della nostra fede, cos’è giusto o sbagliato per gli altri.

Come scegliere, nel nostro quotidiano, di fronte a queste tentazioni? Con l’ascolto della Parola di Dio vissuta in Gesù, ci dice Luca, consapevoli che le tentazioni tornano, che fanno parte della vita di fede, ma che non fanno paura perché – come ci ricordano le parole ritradotte del Padre Nostro – Dio "non ci abbandona nelle tentazioni”, non ci lascia soli di fronte ad esse.

 

2a domenica: DIVENTARE "ALTRO” (Luca 9, 28b-36)

Il racconto della trasfigurazione è sicuramente un testo molto importante nei Vangeli, presente in tutti i tre sinottici. Viene inserito dopo il primo annuncio fatto da Gesù della sua passione, morte e risurrezione. Avviene sul monte, luogo privilegiato, secondo gli ebrei, per l’incontro e la manifestazione di Dio. Con Gesù ci sono Pietro, Giovanni e Giacomo. Luca ci dice che durante la preghiera, quasi ne fosse l’effetto, il volto di Gesù divenne "altro”: è esperienza anche nostra quando guardiamo qualcuno con amore profondo e il nostro volto si trasforma, o quando qualcuno parla di qualcosa di fondamentale per la sua vita e il suo sguardo si illumina.

Volto altro di Gesù, luce, ascolto della voce di Dio: che esperienza straordinaria! Pietro vorrebbe costruire delle tende, perché sarebbe così bello "rimanere”... È tentazione per ogni credente rimanere fermi, fissare le cose per far durare il momento di luce, ma nella fede non funziona così. Bisogna tornare nel quotidiano, è necessario muoversi, scendere dai luoghi e dalle situazioni "privilegiate”, riprendere a camminare.

Possiamo, però, con la preghiera, costruirla interiormente una "tenda”, uno spazio costante della presenza di Dio in noi dove attingere, nei momenti di buio, luce e volti altri.

 

3a domenica: GENERARE LA VITA (Luca 13,1-9)

Questo brano può sembrare un po’ "oscuro” e forse sono diverse le letture ed interpretazioni. Di fatto, le parole di Gesù lo mostrano attento agli eventi, a ciò che accade nella storia, ma nello stesso tempo preoccupato di far capire anche a noi come dobbiamo leggerli.

Dio è presente nella storia, cammina con tutte le donne e gli uomini del mondo, ma non come tenderemmo a credere noi o come spesso traspare dalle nostre parole, frutto probabilmente di insegnamenti del passato. Non si tratta di uno schema formato da azioni umane a cui corrispondono "retribuzioni” divine. Non è che se siamo buoni tutto ci deve andare bene e se invece ci comportiamo male Dio ci castiga. Gesù ci chiede di convertire la nostra vita, di scegliere sempre nuove strade per saper accogliere ciò che accade come occasione per crescere nella fede e nella vita. Egli ci assicura che, nonostante le nostre frequenti "aridità”, si prende cura di noi, "coltiva” con il suo amore ogni esistenza, perché possa finalmente dare frutti e generare vita.

 

4a domenica: L’ABBRACCIO DI DIO, PADRE E MADRE (Luca 15,1-3. 11-32)

Nella vita di ogni credente capita più volte di essere sia il figlio scapestrato che si allontana e sperpera la sua vita, sia il figlio maggiore, convinto di essere nel giusto, pronto a giudicare e a recriminare su quanto fatto, evidentemente, solo per dovere.

Ma il Padre... che meraviglia! Lascia libero il figlio di andare, di fare la sua esperienza, di sbagliare. Non si stanca di stare alla finestra, di scrutare l’orizzonte, giorno dopo giorno, per vederlo tornare. Gli corre incontro quando è ancora lontano, lo rialza quando il figlio si getta ai suoi piedi e non gli interessa nulla che sia tornato "per fame” e non per amore.

Gli dà un abito, restituendogli la dignità; l’anello, che caratterizzava l’amministratore della casa, dando fiducia a chi aveva dilapidato tutto; i sandali, che nelle case erano per i padroni e non per i servi.

Un amore profondo, difficile da comprendere. Ha cercato di farlo Rembrandt che, pochi anni prima di morire, ha dipinto questa scena in un quadro bellissimo dove l’abbraccio vede in primo piano le mani, una maschile e una femminile: per rappresentare un amore così sconfinato, è necessario immaginare un Dio che è padre e madre.

 

5a domenica: RICOMINCIARE SENZA CONDANNE (Giovanni 8, 1-11)

Gesù ha pregato tutta la notte e al mattino è nel tempio ad insegnare. Il tempio era il luogo cardine della religiosità ebraica, dove la Legge veniva insegnata ed attuata. A Gesù viene condotta una donna che la legge di Mosè aveva già condannato: un’adultera che "doveva” essere lapidata. "La legge di Mosè dice… Tu che dici?”. In mezzo la donna, ridotta a oggetto, ma che in realtà segna il confine tra l’antico e il nuovo testamento.

Gesù scrive per terra, la terra di cui tutti noi siamo fatti. Nei testi più antichi – Esodo e Deuteronomio – si fa riferimento al "dito” di Dio che scrive le Dieci parole sulla pietra.

Forse quella che scrive Gesù è una legge nuova, scritta nella carne di uomini e donne, segnata dalla debolezza e dalla fragilità. "Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Ciascuno di fronte alla propria coscienza, non dietro alla legge. Tutti se ne vanno, e Gesù rivolge la parola alla donna, la guarda, le ridona la sua dignità; nessuna condanna da parte sua. Quando Legge, tradizioni, precetti vengono in qualsiasi modo usati per "uccidere”, non sono Vangelo. Gesù dona vita: "Va’...”e, con il suo amore, apre al futuro.

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