Una riflessione di Antonio Autiero dal blog "il Regno delle donne"

  • 25.2.2019
Pubblichiamo di seguito l'articolo di Antonio Autiero tratto dal blog "il Regno delle donne" (qui)
 
IL RISCHIO DI UNA GERARCHIA RIBALTATA

Simili affermazioni vanno ricondotte certamente a una riconosciuta importanza della presenza della donna nella Chiesa, anzi esse esaltano ancora di più il ruolo della donna, facendola diventare soggetto ecclesiale in una maniera del tutto particolare. Le implicazioni ecclesiologiche di questo pensiero sono importanti, feconde, trasformatrici. Tuttavia esse aprono un orizzonte che richiede una seria riflessione sull'insieme del soggetto ecclesiale. Chissà come avranno recepito queste affermazioni tutti gli altri partecipanti al summit, per la stragrande maggioranza maschi, chierici di diverso ordine e grado.

Si può ripensare al soggetto ecclesiale secondo una linea di distinzione tra maschile e femminile? Cosa ne è del rischio di ribaltare la scala di importanza, senza rimettere mano alla dinamica di appartenenza in un contesto di comunione tra soggetti?

 
DONNE-CHIESA: I LIMITI DI UN'ANALOGIA E DI UN'ESCLUSIONE

Ma c’è di più: quando si va alla ricerca della radice per cui quando parla la donna parla la Chiesa, il rimando alla figura della Chiesa e della donna sotto la triplice connotazione di donna, sposa e madre può tenere ancora?

Certo sul peso di questa raffigurazione simbolica e sull'analogia delle funzioni sposale-materne tra la Chiesa e la donna non c’è da farsi illusioni. Esse hanno il loro senso, ma solo se messe nel quadro di riferimento giusto.

Il punto nevralgico è quello di far passare la linfa dell’analogia attraverso la figura delle connotazioni e delle funzioni corporee della donna. Questo ha un suo prezzo e non è privo di rischi, se si pensa a tutta la lunga tradizione che nel contesto religioso in generale, e in quello cristiano-cattolico in particolare, ha significato la negazione della sfera corporea.

Ora, se le parole del papa a tale riguardo possano e debbano costituire un punto di avanzamento, lo si misura sia sulle intenzioni – che a lui non possono essere riconosciute che sincere e positive – che sulle scelte concrete. E qui i cerchi si stringono in una morsa di consapevolezza rigorosa e consequenziale.

Oltre all'accennato problema del soggetto ecclesiale in contesto di comunione, si apre un versante nuovo del tema della piena partecipazione della donna a tutte le espressioni del vivere ecclesiale, ivi compreso il ministero ordinato.

Difatti, se la donna è soggetto sostanziale-sostanziante la Chiesa, come si giustifica la sua esclusione  dal quella ministerialità che sostanzialmente caratterizza la Chiesa? O si riconosce a questa ministerialità la caratteristica di essere una "funzione”? E allora come la si mette con il discorso della comprensione "sostanziale” del ministero ordinato?

Qui si capisce la complessità delle questioni che vengono ad aprirsi e che le parole estemporanee, sicuramente dettate da animo positivo di papa Francesco, mettono sotto gli occhi di tutti.

 
IL MACHISMO CON LA GONNA

Tra le espressioni certamente più incisive del papa c’e quella nella quale dice: «Ogni femminismo è un "machismo con la gonna”». Questo è un modo di dire non nuovo di papa Francesco, una specie di ritornello che a più riprese ritorna.

C’è seriamente da pensare che il tema gli sia presente in maniera parziale, forse debitrice a condizionamenti culturali d’altra latitudine e altro segno. In questo l’auspicio è che ci siano voci competenti, oneste, costruttive intorno a lui per rappresentargli in tutta la sua ampiezza la questione del rapporto tra sfera maschile e sfera femminile come espressioni antropologiche. I femminismi – seppure si vuole usare questa dicitura problematica – sono tanti e vanno inquadrati, distinti, elaborati.

I giudizi sommari non giovano, e fanno perdere di credibilità a quella intenzione cosi feconda e profonda di riforma di cui si parlava sopra. Le approssimazioni giocano un cattivo ruolo; servono per alimentare sovrastrutture ideologiche.

Le espressioni del papa hanno trovato spazio all'interno di un summit che già di per sé è carico di importanza e speriamo anche di forza risolutiva della piaga della pedofilia nella Chiesa. Ora sarebbe un peccato che l’attenzione venisse distolta da questa problematica originaria che ha visto coraggiosamente chiamare a raccolta esponenti qualificati del corpo ecclesiale.

Anche altri ci stanno provando, come quei tutori dell’ordine dottrinale che non desistono dalla volontà di affermare il nesso causale tra pedofilia e omosessualità. Un carico da cento sulla seconda, forse per abbassare il livello di guardia sulla prima? Chi lo sa?

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