Brevi riflessioni sui Vangeli dell'Avvento

  • 3.12.2018

Ogni anno, da credenti, viviamo l’Avvento come periodo di preparazione al Natale e, anno dopo anno, proiettati verso il giorno della Nascita, rischiamo di perdere sempre più il senso di questo periodo e il valore umano e di fede dell’attesa.

I domenica - Saper guardare senza cadere nell’angoscia (Luca 21,25-28)
Il vangelo parla di fatti che sfuggono al nostro controllo e di un’ansia che opprime. È significativo che le Scritture, in questo caso, parlino di un’attesa che uccide, perché è paura di ciò che deve accadere. Ma proprio il testo ci suggerisce che di fronte a tutto ciò, siamo chiamati ad alzare il capo, a vedere le cose come sono, ma anche come possono essere trasformate, a guardare in alto, in un’attesa che è fiducia nel nuovo, seppur piccolo, che nasce anche dentro a ciò che muore.

II domenica - Ascoltare il silenzio (Luca 3,1-6)
Che contrasto nei primi versetti del terzo capitolo di Luca! Da una parte il potere, la ricchezza, il prestigio: l’imperatore, il procuratore romano, i re, i sommi sacerdoti; dall’altra il silenzio, il vuoto, il deserto. Eppure "la parola di Dio venne su Giovanni, nel deserto”. Chissà per quanto tempo Giovanni era stato immerso in quel silenzio, in attesa. Molto probabilmente la Parola scende su di lui, proprio quando l’attesa è diventata non più solitudine, ma ascolto degli innumerevoli suoni del silenzio. Quando l’attesa è risultata piena della presenza di Dio, nel silenzio, la Sua voce.

III domenica - Attendere, abitando il quotidiano (Luca 3,10-18)
Di fronte all’annuncio del Battista, ognuno si sente interpellato e tutti pongono la stessa domanda: "Che cosa dobbiamo fare?”. Da secoli la preoccupazione di ciascuno: fare qualcosa, per ottenere altro. E più le cose da fare sono particolari e difficili, più ci sembra possibile avere qualcosa in cambio.
Giovanni rimanda ciascuno al proprio presente: le folle che lo ascoltavano, i pubblicani considerati disonesti e peccatori, i soldati stranieri e oppressori, ciascuno è invitato ad immergersi nella propria esistenza, a non immaginare altro luogo, ad abitare il proprio oggi in pienezza, ad attendere nell’oggi dell’esistenza, la salvezza che è per tutti.

IV domenica - Attendere dall’incontro con gli altri lo Spirito e la gioia (Luca 1,39-45)
Due donne, Maria ed Elisabetta, ci insegnano la ‘magia’ dell’incontro. Visitate dallo Spirito, ma costrette – come tutti – ad affrontare la durezza della vita e in due realtà sicuramente dense di interrogativi, dubbi, timori. Si lasciano travolgere dalla gioia che vedono una negli occhi e nelle parole dell’altra, perché riconoscono l’amore con cui vivono l’attesa che cresce dentro i loro corpi. L’attesa si fa corpo nel volto e nei gesti dell’altra/altro che non dobbiamo aver paura di incontrare, perché possono essere segno di un Dio che viene a visitarci.

Impariamo, in questo Avvento, aiutati dalle Scritture, l’attesa che ci aiuta a rientrare in noi stessi, che ci permette di assaporare il silenzio, che ci aiuta a guardare con più attenzione per vedere il nuovo che nasce nella nostra vita, in ogni vita, così importante se Dio ha voluto farsi corpo per assumere tutta l’umanità.

Donatella Mottin
direttrice CDS Presenza Donna

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