• 22.10.2018

Serena Noceti, durante un incontro per i giovedì della missione a Brescia nel febbraio 2018, ha presentato una relazione sulla ministerialità delle donne nella Chiesa e per una Chiesa missionaria. La teologa, nel suo intervento, parte dall’affermazione che "non ci sarà riforma di Chiesa se non affronteremo il tema spinoso della questione dei ministeri e della ministerialità delle donne”.
La parola ministerialità viene usata da Noceti per indicare tutte le forme di servizio di ministerialità, anche laicale. La prospettiva scelta dalla teologa è quella consegnata dal Concilio Vaticano II ponendosi però la domanda relativa a quale Chiesa stiamo vivendo oggi e quali sono le sfide a più di cinquant’anni dal Concilio stesso. Il punto di partenza è Evangelii gaudium, il documento programmatico che papa Francesco ha consegnato alla Chiesa, particolarmente per quanto concerne l’intuizione di fondo presente nel documento di "porre al primo posto l’evangelizzazione”.

I ministeri, ordinati e laicali, devono essere qualificati e definiti da una scelta primaria per l’evangelizzazione.

Nell’ottica della Chiesa in uscita consegnata da papa Francesco (espressione usata in tutti i modi e contesti possibili annacquandone spesso il significato più concreto e reale) diventa importante porsi l’interrogativo su quali ministeri sia possibile riflettere per custodire e annunciare la fede e stare oggi nel mondo e nella storia.
Noceti individua in EG tre caratteristiche specifiche per realizzare questo, proponendo poi alcuni campi in cui rivelare un fare Chiesa in modo nuovo e sottolineando alcune questioni che rimangono aperte e con le quali ogni riflessione sul ministero è necessario si confronti.
In occasione della giornata di studio "Chiesa di donne e uomini. Corresponsabili per la diaconia” che ha avuto luogo sabato 20 ottobre 2018 a Vicenza, risulta particolarmente significativa la seconda caratteristica sottolineata dalla teologa:

L’annuncio del Vangelo, l’evangelizzazione, non è opera di un io, ma di un noi

Oggi siamo sempre più consapevoli che la Chiesa è insieme di uomini e donne chiamata ad essere segno vivente del Regno. Se questo segno vuole, però, essere davvero significativo e non contradditorio deve – afferma Noceti – "...portare il tratto della partnership tra uomini e donne, deve essere un segno oggi che mostra la corresponsabilità e la corrispondenza di uomini e donne, deve mostrare questo volto di Chiesa, un’unità nella pluralità”.

Diventa quindi necessario avviare dei processi ‘trasformativi’ che, scardinando la resistenza ancora molto presente nelle strutture della Chiesa cattolica, sperimentino la possibilità di lavorare come uomini, donne, ministri ordinati e laici insieme, per un reale rinnovamento ecclesiale.
E perché questo si attui, bisogna partire da piccole realtà che, nella loro prassi, riescano ad annunciare una Chiesa possibile, tra i principi enunciati e le chiusure strutturali. È una sfida che ci attende come donne credenti e che ci chiede forse, come scrive la teologa Elizabeth Green, di "continuare a passare per i margini, lungo i perimetri, fare ponti, in attesa che Dio faccia nuove tutte le cose... preferibilmente in questo mondo e non nel prossimo”.

Donatella Mottin
Direttrice CDS Presenza Donna

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